
Ascolto, relazione e volontariato: un incontro con il 4F del Liceo Mancinelli e Falconi

Mostra di Presepi
L’11 febbraio 2026 Caritas Italiana, in collaborazione con la Conferenza Permanente per la Salute Mentale nel Mondo Franco Basaglia, ha presentato il rapporto “Povertà e salute mentale. Relazione circolare e diritti negati”. Un documento che mette in luce con chiarezza il legame profondo e bidirezionale tra disagio psichico e condizioni di vulnerabilità economica e sociale, con un’attenzione particolare ai giovani, alle donne e alle persone migranti.
Dagli anni Sessanta l’Italia ha avviato un cambiamento culturale e istituzionale radicale nel campo della salute mentale. Un processo che ha portato al superamento del manicomio e al riconoscimento dei diritti delle persone con sofferenza psichica. Con la Legge 180 del 1978, l’Italia è diventata il primo Paese al mondo a chiudere gli ospedali psichiatrici, affermando la volontarietà dei trattamenti sanitari, il ricorso residuale al TSO e la costruzione di una rete territoriale di servizi. Oggi tale rete si articola nei Dipartimenti di Salute Mentale, nei Centri di Salute Mentale territoriali, negli SPDC ospedalieri e in strutture residenziali orientate all’inclusione.
Negli ultimi anni, tuttavia, si è assistito a un progressivo indebolimento dei servizi territoriali, aggravato da fattori come disuguaglianze regionali e un insufficiente finanziamento. Nel 2023 l’investimento in salute mentale si attestava intorno al 2,9% della spesa sanitaria complessiva: un dato che solleva interrogativi sulla reale priorità attribuita a questo ambito.
I dati ISTAT 2024 evidenziano un peggioramento delle condizioni di benessere psicologico tra i più giovani, mentre migliorano con l’avanzare dell’età. Ansia e depressione risultano in aumento nella fascia 14-19 anni, soprattutto tra le ragazze. È un segnale che interroga famiglie, scuole, istituzioni e comunità educanti.
Il rapporto sottolinea come la relazione tra povertà e salute mentale sia bidirezionale. Le ricerche sulla povertà infantile mostrano che condizioni precoci di trascuratezza, precarietà abitativa e disuguaglianze economiche aumentano il rischio di disturbi psichici in età adulta. Chi vive in condizioni di svantaggio sociale si ammala di più, vive meno e gode di un minore benessere complessivo.
Allo stesso tempo, il disagio mentale può compromettere il percorso lavorativo e l’inclusione sociale, aggravando la condizione economica e alimentando un circolo vizioso. Non si tratta quindi di una responsabilità individuale, ma dell’effetto di strutture sociali che producono vulnerabilità e sofferenza. Per questo l’accesso alle cure, pur necessario, non è sufficiente: servono politiche integrate, interventi culturali e trasformazioni dei contesti di vita.
I numeri dell’ascolto
Nel 2024 la Caritas in Italia ha incontrato 277.775 persone. Il 14,6% presentava una vulnerabilità sanitaria e il 4,4% manifestava una sofferenza mentale. Un dato che probabilmente rappresenta una sottostima, vista la difficoltà di intercettare il disagio psichico. Le persone con sofferenza psicologica seguite sono state 7.742. Quasi l’80% presenta tre o più ambiti di bisogno, soprattutto legati a lavoro, casa, salute, relazioni familiari e istruzione. Si registra inoltre una forte cronicizzazione: circa il 40% è seguito da cinque anni o più.
Una parte significativa riguarda persone migranti: giovani senza un progetto definito, minori non accompagnati spesso vittime di traumi, figli ricongiunti. Gli operatori parlano di “stress transculturale”, una frattura identitaria generata dallo scontro tra cultura di origine e cultura di arrivo.
Oggi i Centri di Salute Mentale risultano spesso sottodimensionati, con tempi di attesa lunghi, barriere di accesso e costi elevati nel privato. Le disuguaglianze socioeconomiche si trasformano così in disuguaglianze di cura e di opportunità di vita. In questo contesto, la Caritas svolge un ruolo di ponte tra persone e istituzioni: intercetta situazioni di vulnerabilità, accompagna nei percorsi burocratici e sollecita il sistema pubblico. Gli operatori chiedono un rafforzamento strutturale dei servizi e una maggiore integrazione tra Dipartimenti di Salute Mentale, SERD, servizi sociali e scuola.
Negli ultimi anni il tema della salute mentale è sempre più presente anche sui social, grazie al contributo di professionisti, istituzioni e divulgatori. Se questa maggiore visibilità ha contribuito a ridurre lo stigma culturale, emerge però uno “stigma economico”: la salute mentale è riconosciuta come bisogno, ma l’accesso alle cure viene percepito come un privilegio, a causa dei costi elevati della terapia privata e delle carenze del sistema pubblico.
Il rapporto richiama con forza la necessità di un impegno collettivo: la salute mentale non può essere considerata un fatto privato, ma un diritto fondamentale. Contrastare la povertà, rafforzare i servizi territoriali e costruire comunità inclusive significa promuovere dignità, giustizia sociale e piena cittadinanza per tutti.
Per approfondire meglio l'argomento, consultare il sito di Caritas Italiana: https://www.caritas.it/poverta-e-salute-mentale/




